Oltre la realtà
Monumenti reali. Emozioni immaginate.
Uno sguardo alla collezione
Sfoglia le opere della serie. Più in basso puoi scoprire la storia e i dettagli di ogni dipinto.
San Polo, altrove
2026 · Olio su tela · 25 × 30 cm
Disponibile
Tornare nello stesso luogo con occhi diversi
San Polo dei Cavalieri è il paese dove sono cresciuto e dove ho vissuto fino ai vent'anni, prima di arruolarmi e partire. È anche un luogo che ho dipinto più volte negli anni delle mie origini artistiche, quando cercavo ancora di restituirne fedelmente scorci e paesaggi.
Con San Polo, altrove torno allo stesso luogo, ma non per rappresentarlo com'è.
Il castello rimane riconoscibile e fedele alla realtà, quasi fosse il punto fermo della memoria. Intorno, invece, il paese si trasforma: le case si inclinano, cambiano proporzioni e colori, pur conservando volume, luce e profondità. La vegetazione diventa fantastica e il cielo si scompone in geometrie, colori e segni.
È ancora San Polo. Ma è un San Polo attraversato dal tempo, dalla distanza e dall'immaginazione.
Dietro l'opera
Per anni ho dipinto questo paese cercando di raccontare ciò che vedevo. Tornarci oggi significa misurare, attraverso lo stesso soggetto, quanto sia cambiata la mia pittura.
San Polo, altrove nasce su una tela di appena 25 × 30 cm, un formato volutamente raccolto che concentra in uno spazio molto piccolo un borgo fitto di case, il castello, il campanile, il sentiero, la vegetazione e un cielo costruito per geometrie e decorazioni. Molti degli edifici misurano soltanto pochi centimetri, eppure ciascuno contribuisce alla profondità e al movimento dell'insieme.
Chi conosce San Polo può riconoscerlo, ma non ritrovarlo esattamente. Il luogo reale rimane; ciò che cambia è lo sguardo.
Lo sapevi?
San Polo dei Cavalieri sorge sui Monti Lucretili e il suo borgo si è sviluppato nei secoli attorno al castello, legato alle famiglie Orsini, Cesi e Borghese.
Nella sezione Le origini del sito sono presenti anche miei precedenti dipinti dedicati a San Polo: opere molto più fedeli alla realtà che permettono di confrontare due momenti lontani del mio percorso artistico.
Una riflessione
«Sono partito da San Polo molti anni fa. Oggi ci torno attraverso la pittura: riconosco lo stesso luogo, ma non ho più bisogno di dipingerlo nello stesso modo.»
Alle porte di Tergeste
2026 · Olio su tela · 25 × 30 cm
Disponibile
Ogni città conserva una soglia tra ciò che è stata e ciò che continua a diventare.
L'Arco di Riccardo è una delle testimonianze più antiche della Trieste romana. Ancora oggi emerge nel cuore della città vecchia come un frammento di Tergeste sopravvissuto al tempo.
In Alle porte di Tergeste ho voluto conservarne l'identità e la presenza reale, lasciando invece che tutto ciò che lo circonda prendesse un'altra strada.
Oltre e accanto all'arco nasce così una città immaginaria: le case cambiano proporzioni e colori, la vegetazione assume forme fantastiche e il cielo si divide in geometrie, azzurri e piccoli segni. Anche il percorso che attraversa l'arco non conduce più soltanto verso un luogo fisico, ma verso una città sospesa tra passato e immaginazione.
L'arco rimane il punto fermo. Intorno, Tergeste diventa una possibilità.
Dietro l'opera
Vivo a Trieste da molti anni e l'Arco di Riccardo è uno di quei monumenti che raccontano una parte della città molto più antica di quella che incontriamo ogni giorno.
Dipingerlo significava confrontarmi con questa presenza senza trasformarla. Ho quindi cercato di mantenerne riconoscibili la struttura, la pietra e i segni del tempo, affidando invece alla fantasia il paesaggio circostante.
Il piccolo formato, appena 25 × 30 cm, concentra così due tempi nello stesso spazio: quello dell'arco, legato alla storia, e quello della città immaginata che cresce intorno e oltre di esso.
Lo sapevi?
L'Arco di Riccardo si trova oggi in piazza del Barbacan, sul versante nord-occidentale del colle di San Giusto. È tradizionalmente interpretato come una porta monumentale della Tergeste romana, collegata alla cinta muraria fatta costruire da Ottaviano nel 33-32 a.C. La struttura visibile viene generalmente datata intorno alla metà del I secolo d.C.
Anche l'origine del nome “Riccardo” non è certa: tra le ipotesi vi è quella che lo faccia derivare da una trasformazione del termine latino cardo, una delle principali vie delle città romane.
Una riflessione
«Ci sono porte che non servono soltanto ad attraversare un luogo. Attraversano il tempo. Oltre l'arco ho immaginato una città che non esiste più e, forse, non è mai esistita così.»
L'Equilibrista
2025 · Olio su tela · 30 × 60 cm
Disponibile
Non sempre i simboli più importanti di una città sono anche i più conosciuti.
Ho scelto di dedicare quest'opera all'ippopotamo di Davide Rivalta perché lo considero una delle presenze più affascinanti e, allo stesso tempo, meno osservate dell'arte contemporanea a Trieste. Ogni giorno centinaia di persone gli passano accanto. Eppure basta fermarsi qualche istante per coglierne la forza e la poesia.
Quell'enorme animale sospeso in un equilibrio apparentemente impossibile è diventato, ai miei occhi, una metafora di Trieste: una città in equilibrio tra mare e Carso, culture diverse, memoria e futuro.
Sotto di lui prende forma la Trieste che ho imparato a conoscere dal mio arrivo in città. Il Faro della Vittoria, Roiano, Barcola, il porticciolo, la pineta, il Carso, Monte Grisa – il Formaggino dei triestini – il Castello di Miramare e le Alpi convivono in un unico paesaggio. Non è una veduta reale, ma una geografia affettiva: luoghi incontrati nel tempo che, nel dipinto, si avvicinano fino a diventare parte dello stesso racconto.
Anche il cielo abbandona la realtà: si frammenta in geometrie, colori e piccoli simboli, trasformando il paesaggio in una dimensione sospesa tra ciò che esiste e ciò che immagino.
L'Equilibrista nasce così come un invito a rallentare lo sguardo: verso una scultura che molti hanno visto senza averla forse mai davvero osservata e verso una città che, nella memoria, può essere ricomposta liberamente.
Dietro l'opera
Passando davanti alla Piscina Bruno Bianchi mi sono chiesto molte volte perché una scultura così particolare fosse così poco raccontata.
Non volevo semplicemente dipingerla. Ho preferito immaginarla sospesa sopra la città, trasformandola nell'osservatore silenzioso di una Trieste costruita attraverso i miei ricordi.
È nato così L'Equilibrista: dall'incontro tra un'opera reale e la mia personale visione della città.
Lo sapevi?
L'ippopotamo raffigurato nel dipinto è ispirato alla scultura di Davide Rivalta, collocata in Largo Ugo Irneri, accanto alla Piscina Bruno Bianchi di Trieste.
Realizzata in resina e installata nel 2004, raffigura un ippopotamo in equilibrio su una grande sfera ed è una delle presenze più singolari dell'arte contemporanea nello spazio urbano triestino.
Una riflessione
«Ogni città custodisce luoghi che tutti vedono ma pochi osservano davvero. Con questo dipinto ho voluto restituire uno sguardo a uno di quei luoghi.»
Il Pomodoro
2023 · Olio su tela · 120 × 70 cm
Collezione privata — Pesaro
Quando la realtà incontra l'immaginazione
Ci sono opere che nascono da un'idea personale e altre che prendono vita dalla fiducia di chi sceglie di affidare un luogo, un ricordo o un'emozione nelle mani di un artista.
Il Pomodoro nasce da una commissione e dalla Sfera Grande di Arnaldo Pomodoro, uno dei simboli più riconoscibili di Pesaro.
La richiesta che ricevetti fu una sola:
«La Sfera deve rimanere reale. Per il resto fai tu.»
Quelle poche parole mi lasciarono una libertà creativa assoluta.
La Sfera conserva così la propria identità, mentre tutto ciò che la circonda entra nel mio immaginario: gli alberi cambiano forma, il cielo si scompone in geometrie, simboli e piccoli frammenti di memoria, il paesaggio perde progressivamente i confini della realtà.
È proprio nel contrasto tra la solidità del monumento e la libertà dello spazio circostante che riconosco uno degli elementi fondamentali della mia pittura di oggi.
Dietro l'opera
Quest'opera è legata anche a una persona per me molto speciale: un carissimo amico ed ex collega che conosceva da tempo il mio lavoro e che, affidandomi questa commissione, mi concesse qualcosa di prezioso: fiducia.
Non mi chiese di immaginare la Sfera diversamente. Al contrario, volle che rimanesse riconoscibile e reale, lasciandomi completamente libero di costruire il mondo intorno ad essa.
Quella richiesta contribuì a chiarirmi ulteriormente la direzione della mia ricerca: non trasformare necessariamente il monumento, ma trasformare la realtà che lo circonda.
L'opera fu accolta con entusiasmo e, alcuni anni dopo, lo stesso amico mi ha chiesto di tornare sul medesimo soggetto con una seconda versione, più piccola e ambientata di sera.
Per me è stata una delle conferme più belle: poter tornare, attraverso una nuova opera, su una storia iniziata anni prima.
Lo sapevi?
La Sfera Grande di Arnaldo Pomodoro, collocata sul lungomare di Pesaro, è diventata uno dei simboli della città.
La superficie esterna, apparentemente perfetta, si apre mostrando una complessa struttura interna: un contrasto tra forma, materia e profondità che caratterizza la ricerca dello scultore.
Una riflessione
«La fiducia è uno dei doni più preziosi che un artista possa ricevere. Quando qualcuno ti affida un luogo dicendoti soltanto “per il resto fai tu”, ti sta concedendo la libertà di raccontarlo attraverso il tuo sguardo.»
Mira il mare
2022 • Olio su tela • 80 × 50 cm
Disponibile
Ci sono luoghi unici che, anche quando li conosciamo bene, continuano a suggerirci qualcosa che va oltre ciò che vediamo.
Nel dipinto ho voluto conservare il Castello di Miramare nella sua identità reale e riconoscibile, lasciando invece che tutto ciò che lo circonda si trasformasse liberamente.
La vegetazione assume forme irreali, quasi fiabesche; il mare prosegue verso un piccolo paesaggio immaginato e il cielo perde ogni riferimento naturale, frammentandosi in geometrie, colori, stelle, cuori e piccoli segni.
Realtà e immaginazione convivono così nello stesso spazio: il castello rimane ancorato al luogo, mentre intorno prende forma un paesaggio che appartiene più alla memoria che alla geografia.
Mira il mare nasce da questo contrasto: partire da un luogo reale per allontanarsene lentamente, senza perderlo mai del tutto.
Dietro l’opera
Miramare è uno dei luoghi che più immediatamente identificano Trieste. Proprio per questo non volevo semplicemente riprodurne una veduta.
Ho preferito lasciare il castello quasi intatto e permettere al paesaggio di cambiare intorno a lui, come accade ai luoghi quando entrano nei nostri ricordi: alcuni elementi rimangono nitidi, altri si trasformano e altri ancora vengono inventati.
Lo sapevi?
Il Castello di Miramare fu costruito nell’Ottocento per l’arciduca Massimiliano d’Asburgo e la moglie Carlotta. Affacciato direttamente sul Golfo di Trieste, è diventato uno dei simboli più riconoscibili della città e del suo rapporto con il mare.
Una riflessione
«I luoghi che ricordiamo non rimangono mai esattamente come li abbiamo visti. La memoria li conserva, ma nello stesso tempo li reinventa.»
Leggimi di te
2018 • Olio su tela • 40 × 80 cm
Disponibile
Ci sono monumenti che catturano immediatamente lo sguardo e altri che sembrano aspettare di essere scoperti.
La Fontana dei Libri, nascosta in Via degli Staderari, a pochi passi dal Pantheon, appartiene per me a questa seconda categoria. È discreta, quasi silenziosa: come un libro rimasto chiuso che aspetta qualcuno disposto ad aprirlo.
Da questa suggestione nasce Leggimi di te.
Nel dipinto la fontana conserva il legame con la realtà, mentre intorno a lei Roma lentamente scompare. Le case si inclinano, le colline assumono forme impossibili, compare un mare che non potrebbe trovarsi lì e il cielo si frammenta in colori, segni e piccoli simboli.
Il titolo, però, non parla soltanto di libri.
Parla soprattutto di persone.
Ognuno custodisce una storia che non può essere conosciuta al primo sguardo. Come un libro non può essere giudicato dalla copertina, una persona ha bisogno di tempo, attenzione e ascolto per lasciarsi conoscere.
Dietro l'opera
Leggimi di te nasce nel 2018, nello stesso periodo di Un elefante si dondolava, quando cominciavo ad allontanarmi dalla rappresentazione tradizionale dei luoghi.
Cercavo un modo diverso di raccontarli: mantenere qualcosa di riconoscibile e lasciare che tutto il resto fosse trasformato dalla memoria e dall'immaginazione.
La Fontana dei Libri mi offrì naturalmente questa possibilità. L'acqua che scorre tra i volumi mi fece pensare alle storie che attraversano le nostre vite: alcune le leggiamo, altre le ascoltiamo, altre ancora le scriviamo senza accorgercene.
Lo sapevi?
La Fontana dei Libri fu progettata nel 1927 dall'architetto Pietro Lombardi e si trova in Via degli Staderari, nel Rione Sant'Eustachio.
Fa parte della serie delle Fontane dei Rioni realizzate da Lombardi per evocare, attraverso simboli e immagini, l'identità dei quartieri romani.
Una riflessione
«Ogni persona è un libro che nessuno ha ancora finito di leggere.»
Un elefante si dondolava
2018 · Olio su tela · 35 × 80 cm
Collezione privata — San Polo dei Cavalieri (RM)
L'inizio di un nuovo linguaggio
Ogni ricerca artistica ha un punto di partenza. Per me coincide con questo dipinto.
Un elefante si dondolava è la prima opera in cui un monumento reale smette di essere soltanto un soggetto da rappresentare e diventa il punto di partenza per un racconto sospeso tra realtà, memoria e immaginazione.
L'ispirazione nasce dall'Elefantino della Minerva di Gian Lorenzo Bernini, a pochi passi dal Pantheon. Osservandolo, la mente è tornata quasi spontaneamente alla filastrocca che tutti abbiamo ascoltato da bambini.
Da quel ricordo nasce la trasformazione: l'elefante diventa un funambolo e avanza su una corda sospesa sopra un paesaggio immaginario. Sotto di lui le case si inclinano, le colline perdono le proporzioni reali e il cielo si frammenta in geometrie e simboli.
Non stavo cercando uno stile. Stavo cercando un modo diverso di raccontare i luoghi.
Riguardando oggi quest'opera riconosco il momento in cui ho iniziato ad allontanarmi dalla semplice rappresentazione del reale per lasciare spazio a ciò che un luogo può evocare.
Il dipinto venne acquistato poco dopo la sua realizzazione da un collezionista che già seguiva il mio lavoro e che conserva tuttora diverse mie opere.
Lo sapevi?
L'Elefantino della Minerva fu progettato da Gian Lorenzo Bernini e inaugurato nel 1667 in Piazza della Minerva, a Roma. L'elefante sostiene un antico obelisco egizio ed è diventato uno dei monumenti più singolari della città.
Una celebre tradizione romana racconta inoltre che Bernini avrebbe orientato provocatoriamente il posteriore dell'animale verso il vicino convento domenicano in risposta alle modifiche imposte al progetto. È un racconto molto noto, ma non documentato con certezza dalle fonti storiche.
Una riflessione
«Ogni viaggio comincia con un passo. Ogni ricerca artistica con un'intuizione. Guardando quest'opera oggi riconosco il momento in cui ho iniziato a trasformare i monumenti in storie e i luoghi in paesaggi della memoria.»